“Il Divoratore d’Ombra. Saga della Corona delle Rose. Vol. 1”, di Gianluca Villano

Il Divoratore d’Ombra. Saga della Corona delle Rose. Vol. 1, di Gianluca Villano, edito dall’autore, il 19 febbraio 2016, 294 pagine

FANTASY

Gianluca Villano ha partecipato con alcune poesie a delle antologie curate da Giuseppe Aletti Editore, e ha pubblicato i romanzi fantasy “La Rosa dei Nirb” (ed. I Fiori di Campo, 2002), “Il Muro d’Ombra” (ed. I Fiori di Campo, 2005) e “Il Sigillo dell’Unicorno” (ed. Il Filo, 2008), che ha ricevuto una menzione d’onore da parte dell’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio Poesia Prosa e Arti Figurative 2009.

“Il Divoratore d’Ombra” è il primo volume della Saga della Corona delle Rose, della quale sono stati pubblicati “L’Obelisco dei Divoratori. Vol. 2” e “La Stirpe dei Divoratori. Vol. 3”

Crios e Logren sono cresciuti insieme nell’Asher, l’asilo delle Levatrici nella città di Muelnor, nel continente di Arbor, il loro legame è forte e la città prosegue la sua vita variegata ospitando abitanti di varie razze, seguaci di culti disparati. Ma il paese è assoggettato a una tradizione crudele e ingiusta, che viene rinnovata al prezzo di vite innocenti. Una volta ogni 40 giorni un Oblato del culto degli Esaminatori viene trasfigurato in Divoratore. Ogni 40 anni, attraverso una cerimonia solenne nel tempio della società dell’Haorian, l’Uomo-Dio trasfigura un ragazzo in Divoratore d’Ombra: un essere di puro odio, il più devastante che si possa creare. Crios è un Oblato e sa di essere il prescelto per la cerimonia della Trasfigurazione, che stavolta è stata anticipata misteriosamente di un decennio. I cupi presentimenti di Logren, rafforzati da manifestazioni soprannaturali, lo metteranno in allarme. Scoprirà che il suo destino è strettamente legato a quello dell’amico e sarà chiamato a prendere una posizione per sconfiggere la minaccia che incombe sul futuro dell’intera città.

Il ritmo è sostenuto; una corsa incessante alla ricerca della cosa giusta da fare, dove non mancano momenti adrenalinici che tengono il lettore con il fiato sospeso. L’avventura fa da contraltare al tormento interiore, ben riflesso dall’atmosfera generale cupa e decadente, che trasuda da alcune zone della città. Logren è il protagonista di un percorso introspettivo dove sogni e ricordi si alternano in un’inquieta nostalgia che lo condurrà a una crescita, in tal senso il romanzo ha in sé aspetti del genere di formazione.

In un luogo che sembra contaminato dai disvalori, l’autore pone al centro i legami affettivi, in particolare l’amicizia tra Crios e Logren, che è il motore principale di tutte le vicende.

“Oblati, Custodi, Ancelle, Divoratori, erano un’atrocità! Come si poteva stare in un mondo così ed essere ciechi di fronte al dolore?
Avesse potuto gridare la sua frustrazione, la terra avrebbe tremato per la sua indignazione.
Ma cosa era successo per fargli cambiare idea su tutto? Il velo del disincanto si era lacerato quando si era reso conto di stare per perdere l’unico amico che gli era rimasto”

I luoghi descritti con dovizia di particolari e di odori, e la grande quantità di nomi (di quartieri della città, di etnie, di culti religiosi e di incarichi) rende ben riuscito lo sforzo dell’autore di offrire al lettore un mondo ricreato in ogni dettaglio, coerente in ogni suo elemento, retaggio dell’esperienza di decenni che Gianluca Villano ha come ideatore di campagne di giochi di ruolo.

“Su Arbor l’inverno è rigido per il corpo quanto per lo spirito, perché dall’Universo spira il Vento dell’Haor, un vento dai toni di un cupo turchese,
percepibile a occhio nudo nelle regioni dove il male è più forte. La sua influenza favorisce odio e violenza, a esso si contrappone il Vento Mistico della primavera”

Lo stile è corposo, dominato da frasi elaborate che predispongono il lettore all’autoanalisi, ponendosi a fianco di Logren, in un percorso mistico-onirico velato da una drammatica urgenza.

“Dal vuoto senza nome del regno dei sogni, Logren si destò così repentinamente che l’eco di un fragile sussurro rimase impresso nel mondo del tangibile.
“Cupa tenebra che mi opprimi, sepolcrale silenzio che attanagli il mio cuore … qui nel vuoto mi lasci, in agonia, a desiderare la morte…”.
Parole pronunciate dalla voce di una giovane donna, implorante, disperata. Logren prese confidenza con la realtà con un senso crescente d’agitazione, si sentiva confuso e non aveva memoria degli avvenimenti della scorsa notte.”

Oltre alla prefazione che offre uno spaccato della storia del genere fantasy (ivi contestualizzando Il Divoratore d’Ombra), una nutrita schiera di testi secondari completa il romanzo e gli conferisce ulteriore concretezza.

Due mappe aiutano a orientarsi nel mondo di Arbor; un glossario permette di non perdersi tra le definizioni di un mondo così originale; l’elenco di tutti i personaggi chiamati per nome e dei loro ruoli nelle vicende narrate sostiene la memorizzazione.

Dulcis in fundo, Le Cronache di Arbor secondo il calendario delle Rune, una cronologia ben sviluppata dall’anno zero al 54607 che lascia intravedere l’ampiezza di un mondo con una solidità temporale matura al punto giusto per ospitare una costellazione di episodi e di racconti satelliti che ruotano attorno alla trama principale. Le storie spin off, come “Il Destino del Discepolo” o “L’ancella di Crios” (pubblicata sul blog di arte e cultura Appunti di Vita, che vi invito a leggere cliccando qui), lo dimostrano concretamente.

Il mondo ideato da Gianluca Villano merita di essere esplorato. L’incanto promesso verrà sicuramente onorato, e resteremo piacevolmente sorpresi quando, accompagnando i personaggi, ci accorgeremo di andare, in realtà, alla scoperta di noi stessi.

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…

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