“Oltre la Guerra”, di Marcella Ricci

Oltre la Guerra, di Marcella Ricci, Literary Romance, 25 aprile 2020, 350 pagine

ROMANZO STORICO

 

Marcella Ricci è una biologa che si occupa di educazione ambientale e divulgazione naturalistica. Ha scritto anche “Il vento del destino” (Literary Romance, 2019), “Bek dagli occhi azzurri” (Mursia, 2019) e “La vita di noi due” (Maratta Edizioni, 2019).

Siamo in Italia, a Milano, tra il 1942 e il 1945, gli anni più bui della seconda Guerra Mondiale.
Beatrice Alberti ha appena diciotto anni e contribuisce come può per aiutare la sua famiglia ad andare avanti tra gli stenti della guerra.
Ben presto l’intera famiglia sarà costretta a rifugiarsi in un paese di campagna per sfuggire alla fame e alle bombe, ma l’eco del conflitto avrà le sue drammatiche conseguenze anche nell’equilibrio familiare.
L’incontro di Beatrice con un tenente tedesco dall’animo sensibile e innamorato dell’Italia, le farà aprire gli occhi su quanto sta accadendo. Si avvierà, così, in lei una presa di coscienza tormentata che la obbligherà a prendere decisioni difficili quanto determinanti.
Ma, proprio quando la situazione italiana, così come la sua esistenza, sta precipitando, un altro uomo entra nella sua quotidianità: Marco, un intrepido partigiano che le salverà la vita in una notte di stenti. La protagonista dovrà scegliere quale direzione dare alla sua vita, il tutto in una lotta quotidiana per la sopravvivenza.

La morte e la sofferenza permeano l’intero romanzo, ma al contempo la forza della vita, animata dall’amore, permette di trasformare il dolore. Il sentimento antifascista cresce e si sviluppa durante le pagine del libro fino a diventare reale consapevolezza della lotta per offrire alla patria un futuro privo di ingiustizie.

A dispetto delle vicende, dove i ruoli e le divise contano molto, il messaggio di fondo è proprio una lode alla pace e alla fratellanza tra i popoli. La storia d’amore con l’ufficiale nazista sarà il lasciapassare per guardare oltre gli schieramenti, e percepire il valore dell’essere umano. Beatrice incarna la purezza di intenti e l’ingenuità; e agisce seguendo un concentrato di moti del cuore dall’inizio alla fine, quando la crudezza della realtà avrebbe disincantato anche il più romantico dei sognatori.

Nonostante le sue vicissitudini, la ragazza resta la stessa di sempre.

“Avvilita afferrò una forbice e tagliò di netto una prima ciocca di capelli all’altezza della spalla. Fece lo stesso con tutta la folta capigliatura, gettando a terra ciò che non le apparteneva più. Poi si riguardò allo specchio: i capelli, ora decisamente più corti, le davano un’aria matura e ordinata.”

I personaggi dei partigiani sono tridimensionali, ben delineati, hanno uno spessore che li rende vivi; travolgono il lettore con la passionalità reale che ha caratterizzato uno dei momenti più delicati e determinanti della storia del nostro Paese.

La penna di Marcella Ricci è leggera e scorrevole, perfetta per rendere fruibile un periodo estremamente pesante. La descrizione accurata dello scenario storico italiano rende il romanzo raccomandabile a un pubblico di studenti degli ultimi anni delle scuole superiori, per offrire un approfondimento realistico ma godibile della storia contemporanea.

Il personaggio di Hans offre lo spunto per un omaggio al padre della lingua italiana, costruendo uno sfondo poetico sul quale incastonare il messaggio fondamentale di pace e creando un filo che collega le vicende della prima parte del romanzo, come dimostrano gli estratti seguenti.

“«Cosa stai leggendo?» gli domandò, indicando il volume rilegato.
Hans lo prese e le mostrò la copertina. «La Divina Commedia, il Paradiso. Ricordi?»
«L’ho studiata a scuola, ma non l’ho mai letta tutta, solo alcune parti.»
«Inferno, Purgatorio o paradiso?»
«Inferno: ma non ricordo molto.»
«Dovresti leggerla, è la cosa più bella che sia mai stata scritta!» affermò con entusiasmo. «Ho imparato a memoria alcune parti, e non mi stanco mai di rileggerla.»
«Ti manca tanto il tuo lavoro, vero?» mormorò Beatrice. «Questo non è il tuo posto» soffrì al pensiero di un uomo mite e sensibile come lui costretto alle armi.
Hans la guardò. «Questo non è il posto di nessuno, nessuno può essere felice a fare la guerra.»”

“Quel pomeriggio, dopo aver imbucato la risposta, si recò alla biblioteca del paese e prese in prestito il Paradiso della Divina Commedia. La sera, prima di dormire, rilesse le frasi che aveva commentato con Hans, e si addormentò serena.”

L’autrice sembra suggerire che, perfino in tempi devastanti come quelli della guerra, la cultura ha un ruolo salvifico, come rifugio dell’umanità stessa della persona.

Il libro è articolato in quattro parti caratterizzate ciascuna da sentimenti precisi: istinto, illusione, disillusione-consapevolezza e speranza-fiducia, gli stessi che hanno plasmato la storia del nostro Paese.

La storia di Beatrice si riverbera in quella d’Italia, l’amore e l’eros per una donna vibrano delle stesse frequenze del sacrificio e della lealtà verso un Paese.

Romanzo consigliato a chi non teme un confronto a tu per tu con il nostro passato più nero, e a chi comprende l’urgenza di un messaggio sempre attuale:

“Credo che dovremmo saper guardare oltre la guerra, non dobbiamo considerarci nemici.”

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…

“Il Divoratore d’Ombra. Saga della Corona delle Rose. Vol. 1”, di Gianluca Villano

Il Divoratore d’Ombra. Saga della Corona delle Rose. Vol. 1, di Gianluca Villano, edito dall’autore, il 19 febbraio 2016, 294 pagine

FANTASY

Gianluca Villano ha partecipato con alcune poesie a delle antologie curate da Giuseppe Aletti Editore, e ha pubblicato i romanzi fantasy “La Rosa dei Nirb” (ed. I Fiori di Campo, 2002), “Il Muro d’Ombra” (ed. I Fiori di Campo, 2005) e “Il Sigillo dell’Unicorno” (ed. Il Filo, 2008), che ha ricevuto una menzione d’onore da parte dell’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio Poesia Prosa e Arti Figurative 2009.

“Il Divoratore d’Ombra” è il primo volume della Saga della Corona delle Rose, della quale sono stati pubblicati “L’Obelisco dei Divoratori. Vol. 2” e “La Stirpe dei Divoratori. Vol. 3”

Crios e Logren sono cresciuti insieme nell’Asher, l’asilo delle Levatrici nella città di Muelnor, nel continente di Arbor, il loro legame è forte e la città prosegue la sua vita variegata ospitando abitanti di varie razze, seguaci di culti disparati. Ma il paese è assoggettato a una tradizione crudele e ingiusta, che viene rinnovata al prezzo di vite innocenti. Una volta ogni 40 giorni un Oblato del culto degli Esaminatori viene trasfigurato in Divoratore. Ogni 40 anni, attraverso una cerimonia solenne nel tempio della società dell’Haorian, l’Uomo-Dio trasfigura un ragazzo in Divoratore d’Ombra: un essere di puro odio, il più devastante che si possa creare. Crios è un Oblato e sa di essere il prescelto per la cerimonia della Trasfigurazione, che stavolta è stata anticipata misteriosamente di un decennio. I cupi presentimenti di Logren, rafforzati da manifestazioni soprannaturali, lo metteranno in allarme. Scoprirà che il suo destino è strettamente legato a quello dell’amico e sarà chiamato a prendere una posizione per sconfiggere la minaccia che incombe sul futuro dell’intera città.

Il ritmo è sostenuto; una corsa incessante alla ricerca della cosa giusta da fare, dove non mancano momenti adrenalinici che tengono il lettore con il fiato sospeso. L’avventura fa da contraltare al tormento interiore, ben riflesso dall’atmosfera generale cupa e decadente, che trasuda da alcune zone della città. Logren è il protagonista di un percorso introspettivo dove sogni e ricordi si alternano in un’inquieta nostalgia che lo condurrà a una crescita, in tal senso il romanzo ha in sé aspetti del genere di formazione.

In un luogo che sembra contaminato dai disvalori, l’autore pone al centro i legami affettivi, in particolare l’amicizia tra Crios e Logren, che è il motore principale di tutte le vicende.

“Oblati, Custodi, Ancelle, Divoratori, erano un’atrocità! Come si poteva stare in un mondo così ed essere ciechi di fronte al dolore?
Avesse potuto gridare la sua frustrazione, la terra avrebbe tremato per la sua indignazione.
Ma cosa era successo per fargli cambiare idea su tutto? Il velo del disincanto si era lacerato quando si era reso conto di stare per perdere l’unico amico che gli era rimasto”

I luoghi descritti con dovizia di particolari e di odori, e la grande quantità di nomi (di quartieri della città, di etnie, di culti religiosi e di incarichi) rende ben riuscito lo sforzo dell’autore di offrire al lettore un mondo ricreato in ogni dettaglio, coerente in ogni suo elemento, retaggio dell’esperienza di decenni che Gianluca Villano ha come ideatore di campagne di giochi di ruolo.

“Su Arbor l’inverno è rigido per il corpo quanto per lo spirito, perché dall’Universo spira il Vento dell’Haor, un vento dai toni di un cupo turchese,
percepibile a occhio nudo nelle regioni dove il male è più forte. La sua influenza favorisce odio e violenza, a esso si contrappone il Vento Mistico della primavera”

Lo stile è corposo, dominato da frasi elaborate che predispongono il lettore all’autoanalisi, ponendosi a fianco di Logren, in un percorso mistico-onirico velato da una drammatica urgenza.

“Dal vuoto senza nome del regno dei sogni, Logren si destò così repentinamente che l’eco di un fragile sussurro rimase impresso nel mondo del tangibile.
“Cupa tenebra che mi opprimi, sepolcrale silenzio che attanagli il mio cuore … qui nel vuoto mi lasci, in agonia, a desiderare la morte…”.
Parole pronunciate dalla voce di una giovane donna, implorante, disperata. Logren prese confidenza con la realtà con un senso crescente d’agitazione, si sentiva confuso e non aveva memoria degli avvenimenti della scorsa notte.”

Oltre alla prefazione che offre uno spaccato della storia del genere fantasy (ivi contestualizzando Il Divoratore d’Ombra), una nutrita schiera di testi secondari completa il romanzo e gli conferisce ulteriore concretezza.

Due mappe aiutano a orientarsi nel mondo di Arbor; un glossario permette di non perdersi tra le definizioni di un mondo così originale; l’elenco di tutti i personaggi chiamati per nome e dei loro ruoli nelle vicende narrate sostiene la memorizzazione.

Dulcis in fundo, Le Cronache di Arbor secondo il calendario delle Rune, una cronologia ben sviluppata dall’anno zero al 54607 che lascia intravedere l’ampiezza di un mondo con una solidità temporale matura al punto giusto per ospitare una costellazione di episodi e di racconti satelliti che ruotano attorno alla trama principale. Le storie spin off, come “Il Destino del Discepolo” o “L’ancella di Crios” (pubblicata sul blog di arte e cultura Appunti di Vita, che vi invito a leggere cliccando qui), lo dimostrano concretamente.

Il mondo ideato da Gianluca Villano merita di essere esplorato. L’incanto promesso verrà sicuramente onorato, e resteremo piacevolmente sorpresi quando, accompagnando i personaggi, ci accorgeremo di andare, in realtà, alla scoperta di noi stessi.

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…

“Balia Bufera. Il Gelo è più dolce della Vita” di Alessandro Fantini

Balia Bufera. Il Gelo è più dolce della Vita, Alessandro Fantini, Lulu, 2017, 224 pagine

FANTASY DI FORMAZIONE

 

Alessandro Fantini, in arte AFAN VAN SANGRE, è un artista multimedianico dedito sin dall’infanzia alla commistione sperimentale di varie forme espressive (dal fumetto alla narrativa, dalla pittura alla musica e al video).

Nel 1992 scrive il suo primo romanzo gotico “Le colline di Laurie” influenzato da Edgard Allan Poe, H.P. Lovecraft e Maupassant. Nel 2007 pubblica il romanzo fantasy “Endometria – Il seme della carne” presentato alla Fiera del Libro di Torino.

Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo le raccolte di racconti “Amorgue – Racconti dal Profondo Eros” (2008) e “Sylphie – Storie di Deliri, Delizie e Deiezioni” (2010); i romanzi “Cavalli marini sotto sclerotica” (2009), “Piercing d’Autunno”, “Nell’alba dell’Estuario” e “Le Notti alla Masseria Verla”; la raccolta di poesie “Precambriano con vista sul mare” (2009); e l’antologia di storie a fumetti “Linea Gustav” (2011).

In copertina:
Alessandro Fantini “La Lama dell’Albino”, olio su tela, 40×50 cm. (2017)

In un piccolo carcere, i ventenni Patrizio, Tonio e Fabiano pagano le conseguenze di un furto andato storto in un supermercato di Ferzano. Patrizio è un ragazzo riflessivo che ha partecipato alle rapine perché “troppo intossicato dalla paura e dalla vertigine del rischio per tornare all’insipida vita di tutti i giorni”, piuttosto che per una reale attitudine a delinquere; così sconta rapidamente la sua pena e viene assegnato ai servizi sociali nella casa famiglia Santa Pelva, azienda agricola costruita su un altopiano di montagna lontana dalla civiltà.
Il ragazzo capisce ben presto che nemmeno quella nuova vita in comunità può dare un significato alla profonda solitudine che da sempre si porta dentro. Ma le cose cambieranno dopo una visita al vicino Monte Crura, misterioso borgo di vecchie case apparentemente disabitate, che ogni diciassette anni viene sepolto da eccezionali bufere di neve.

Le inquietudini di Patrizio, dovute al suo passato, prenderanno forma nella figura di Greta, diciottenne confinata, insieme agli abitanti del borgo, in una ibernazione temporale custodita da enigmatiche entità. Si scopriranno entrambi prigionieri dei propri fantasmi, in una rivelazione che forse nasconde anche l’unica possibilità di evadere dai confini protetti da secoli dalla “Lama dell’Albino”.

L’autore si è ispirato all’altopiano innevato di Quarto Santa Chiara, in Abruzzo, e al paese di Pescocostanzo (per le descrizioni di Monte Crura), alle illustrazioni di Gnomi di Rien Poortvliet e a “Il popolo bianco” di Arthur Machen.

Come suggerisce l’autore stesso nell’introduzione, Balia Bufera è un libro da leggere fino in fondo con attenzione, non per intrattenersi o distrarsi, piuttosto per addentrarsi in profondità nei meandri che spesso evitiamo di proposito, un libro per sondare la propria autostima e riflettere sulle visioni surreali che il nostro inconscio può partorire quando si cerca la propria strada, in un mondo che non ci capisce, e che non capiamo.

La voce di Patrizio racconta in prima persona la storia, percorrendo la linea temporale più volte avanti e indietro per evocare ricordi che raccontano tutto di lui. L’approfondimento introspettivo che caratterizza la prima parte del romanzo, intitolata Balia, fa affiorare nel lettore una compassione assoluta. Patrizio si chiede quale senso abbia la sua vita, in un mondo che lo ignora, senza affetti né persone che credano in lui. Buie lacune del suo passato lo perseguitano e sigillano il suo vuoto affettivo.

“Tutto solo nella mia cameretta, un Diabolik tra le mani, mi chiedevo se avrei mai trovato la mia Eva Kant, terrorizzato dal riuscire solo a rispondermi che no, lì a Ferzano e forse anche altrove, per me ci sarebbero stati sempre sguardi gelidi, formali cenni della testa e occhiate di glaciale compassione”

Nella seconda parte del romanzo, intitolata Bufera, la voce di Greta si aggiunge al dialogo in prima persona direttamente con il lettore. Qui l’elemento fantastico e visionario emerge prepotentemente e suggerisce un movimento che contrasta con l’immobilità interiore della prima parte. Il cambiamento esiste, metaforico o reale non fa differenza, e si trascina dietro la speranza di avere una seconda opportunità.

“I Valkoi donavano e conservavano.
Trascinati verso le altezze dei duomi di ghiaccio che si ergevano tra le pieghe della notte nevosa, le loro strofe erano unguenti, le loro danze canti di conforto.

Valkoi promettevano e custodivano.
Non aveva importanza che la vita fosse destinata ad esaurirsi.
Restava pur sempre un angolo di terra in cui trapiantare gli arbusti recisi. Prodiga per loro si faceva la notte incarcerata dai barbagli della luna in fiamme. La spuma del mare era brina sospinta dalle bufere sui coppi dei tetti che a sera mutavano nei bianchi bachi dei nidi di vespe. I cori dei bimbi mai nati gorgogliavano sotto lastre di ghiaccio vetroso, pesanti di dolorosa dolcezza. Le mura alte e materne erano branchie di manta che fluttuavano attorno alle mura più fragili assemblate dagli uomini.”

Il ritmo è scandito dai ricordi e dalle riflessioni, gli eventi sono valorizzati e sostenuti da minuziose rappresentazioni come in un’architettura naturale. Il lessico è estremamente vario, lo stile è caratterizzato da bizzarre astrazioni, metafore tanto azzardate quanto evocative. L’autore padroneggia il potere delle parole con profonda maestria; trasforma le descrizioni in azioni, la stasi in dinamismo, come un alchimista che dalla pietra tira fuori l’oro.

Alessandro Fantini offre un’esperienza di lettura unica e mai scontata, dove niente è prevedibile. Può risultare a tratti incomprensibile, per chi si ostina a rimanere ancorato a una visione granitica di realtà; ma tutto cambia, anche davanti ai nostri occhi, e se accettiamo che le visioni diventino reali, allora sì, allora possiamo apprendere molto. Quando un treno che sfreccia in una valle innevata diventa una lama che silenziosa scivola nel gelido candore, allora diventa tutto chiaro.

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…

“Il tempio della Rosa” di Daniele Bello

Il tempio della Rosa, Daniele Bello, Astro Edizioni 2020, 144 pagine

letteratura per ragazzi

 

Daniele Bello, avvocato, è responsabile Customer Relation per Toyota Motor Italia Spa.
Ha scritto la serie “Racconti senza tempo” (bifrost.it), “Mitologia ellenica”, “Mitologia romana” e “Memorie di un druido” (liberIter). Con Editrice GDS ha pubblicato la quadrilogia fantasy “Hoenir il druido”.
Per Astro edizioni, ha pubblicato le parodie fantasy ispirate ai grandi classici italiani: “I promessi elfi” (2016), “La Divina Commedia 2.0” (2017), “Il Deka Merone. La leggenda del drago marrone” (2018).

Il Tempio della rosa si propone come una parodia in chiave fiabesca de Il nome della rosa di Umberto Eco, per introdurre i giovani lettori al mondo della grande letteratura.

Dopo un terribile cataclisma, il mondo lentamente ha ripreso a fiorire. Le parole di fratellanza e rispetto del profeta Glynis sono diventate religione ufficiale di tutto l’Impero Meridionale, ma sette di fanatici religiosi minacciano la pacifica convivenza. La religione Druidica, molto più antica di quella ufficiale, sopravvive e collabora con essa: nelle abbazie comunità di druidi si dedicano alla trascrizione di libri e alla loro custodia, facendo sopravvivere l’antico sapere.
L’Abbazia di Bled ospita una florida comunità, ma la sua quiete scompare quando diventa bersaglio di fanatici religiosi, secondo i quali il tempio sito nel monastero, e con esso l’intera biblioteca, andrebbe distrutto, perché dedicato a un culto eretico.
L’illustre sapiente William di Baskerlaand, accompagnato dal suo assistente Hudson da Melik, viene convocato all’abbazia per fare luce sulla questione definitivamente.
Alcuni amanuensi della biblioteca, però, spariscono senza lasciare traccia, e i misteri intorno all’abbazia di infittiscono.
Maestro William dovrà sbrigarsi a dipanare l’intricata matassa, il Tribunale dell’Inquisizione sta arrivando al monastero, e sarà pronto ad agire senza scrupoli.

La storia viene narrata in prima persona da Hudson da Melik, ormai anziano, per tramandare gli eventi di cui fu testimone in gioventù. Lettura scorrevole, consona ad un giovane pubblico, arricchita dalle illustrazioni di Rosaria Trivisonne.

Daniele Bello non è interessato, qui, a raccontare una storia nuova, piuttosto vuole proporre in modo diverso una storia già conosciuta, per avvicinare ad essa i giovani lettori e introdurli a concetti impegnativi che fanno realmente parte del nostro passato: l’Inquisizione, i roghi di libri, il desiderio di cancellare dalla storia vestigia di un passato che si contrappone a nuovi “valori” da imporre. Dinamiche che sorgono quando la follia sale al comando di un popolo.

Tra i due personaggi principali è ben caratterizzato il rapporto maestro-allievo nel quale tutti possiamo immedesimarci:

“Mio buon Hudson, è tutto il viaggio che ti insegno a riconoscere le tracce con cui il mondo ci parla come un grande libro: esso ci rivela non solo cose importanti, ma anche quelle più minute; e sta a noi riuscire a leggere le pagine di questo volume. Quasi mi vergogno a ripeterti quel che dovresti sapere, ormai.”

Le minuziose descrizioni degli ambienti ricalcano la maestria di Eco, e conferiscono all’intera storia quella magia che incollerà alle pagine i lettori.

Opera pensata per un pubblico da 12 anni in su.

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…

“Romanticus Dei” di Ivano Petrucci

Romanticus Dei, Ivano Petrucci, Edizioni Montag 2019, 185 pagine

thriller paranormale psicologico

 

Diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, Ivano Petrucci si occupa di pittura, scrittura, art performances e dell’insegnamento delle tecniche pittoriche.  Come scrittore ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta poetica “Poesie adolescenti”.
“Romanticus Dei” è il suo primo romanzo.

L’avvocato Davide Schiavi è disposto a tutto pur di trovare la terapia in grado di guarire la moglie, Marianne Camille De Monner, affetta da una grave disturbo psichiatrico. Così dà fiducia, seppur con qualche remora, all’analista Martin Dei, con una terapia innovativa che promette risultati certi.  Il processo si svolgerà nella villa della donna, dove telecamere installate in ogni stanza consentono un monitoraggio continuo, da analizzare in un claustrofobico laboratorio allestito a ridosso della struttura.
La malattia di Marianne, definita parapsicopatolgia, si manifesta attraverso fenomeni extrasensoriali capaci di alterare la stessa realtà. Schiavi, costretto a partecipare al processo per assicurarne la riuscita, assisterà a manifestazioni paranormali e a un’intimità sempre crescente tra Marianne e Martin, che mineranno non poco il suo equilibrio mentale. Il processo si trasformerà in una terapia collettiva che porterà i protagonisti ad affrontare i propri fantasmi: traumi passati intrecciati a ossessioni presenti. Se la guarigione è nel destino di Marianne, sono tutti disposti a pagare il prezzo necessario?

“Il mondo travolge l’essere umano e il tempo lo ridicolizza, poiché è l’unica cosa che non si può fermare, la sola cosa che nessuno può controllare, ma quella notte e le altre notti che seguirono a Villa Caron persino il tempo si ridusse in una condizione di costrizione, come se l’uomo con la sua primigenia ferocia e dopo secoli di inutili tentativi l’avesse finalmente domato”

Con questo stile descrittivo e particolareggiato, Ivano Petrucci trasporta il lettore in un mondo notturno, piovoso e soffocante dove una forza oscura mischia le carte tra sanità e follia, nell’agghiacciante certezza che in una terapia non esistono ruoli fissi.

Citazioni di psicologi e analisti aprono puntuali ogni capitolo, offrendo così un indizio per assaporare più in profondità gli eventi narrati.

Il prologo e l’epilogo sono affidati alla voce diretta di Martin Dei, che si rivolge al lettore confidando una liberatoria, seppur amara, responsabilità nello svolgersi delle vicende, e suggerendo la chiave della storia “Nessun miracolo avviene senza sacrifici”

Il ritmo è dinamico e incalza costantemente il lettore in una tensione sempre crescente che sfogherà in un magistrale colpo di scena.

Per niente scontato, “Romanticus Dei” appagherà non soltanto gli amanti del genere.

di Valentina Becattini – Tuo Editor e…